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In quel giorno, cioe', Via Dei Banchi Vecchi
(che fu per tanti secoli una delle piů ampie vie di Roma) e vie
adiacenti erano invase da mercanti che spandevano (da cui spasa) le loro
merci sotto gli occhi dei devoti che accorrevano al santuario. Erano
oggetti di vario uso; ma specialmente oggetti di devozione da offrire
alla Santa. Si puň considerare una sopravvivenza di detta spasa la
vendita di candele da offrire a S. Lucia che tuttora sussiste in quel
giorno alle porte della chiesa.
Ma questa non č che la scorza esteriore della bella e grande festa. La
parte intima e piů preziosa č costituita dal fervore tangibile con cui
il popolo accorre a invocare e spesso anche a ringraziare per grazie
ricevute. Il poeta Ambrogio Novidio Flacco ha celebrato questa festa nel
libro dei Fasti, che dedicň a Paolo III. In esametri di impeccabile
fattura vi sono descritte le feste romane di tutto l'anno.
Al principio del libro ne da un breve riassunto; e al 13 dicembre
leggiamo cosě: " I giorni incominciano a crescere: le fanciulle pregano
per gli occhi; si spandono le merci per via - ciň che il volgo chiama
spasa; s'offrono occhi d'argento e d'oro in voto, con candele; i marinai
pregano ". E' qui tutta la festa, che poi il poeta descriverŕ a suo
luogo con bei distici d'oraziana fattura.
Una cosa nuova il Novidio ci fa sapere: che S. Lucia era invocata anche
dai marinai. A Ostia infatti, dice, non solo S. Aurea ma anche S. Lucia
č invocata e ha il suo tempio. E spiega: S. Aurea (Aura) porta sulle
onde le navi con il suo prospero vento - ma Lucia fa che il cielo non
nasconda le sue luci.
Perque undas vento puppim regit AURA secundo
LUCIA quae ut coelum luceat ipsa facit.
